La presente per informare i nostri iscritti che la FP CGIL non ha sottoscritto l’accordo decentrato in materia di part-time in quanto riteniamo che il testo proposto, frutto di nemerosi incontri e tavoli tecnici con le parti sindacali non realizzi un adeguato equilibrio tra le esigenze organizzative dell’Amministrazione e il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori alla conciliazione tra vita privata e attività lavorativa.
Pur accogliendo con favore l’intento di regolamentare l’accesso al part-time l’impianto complessivo dell’accordo appare fortemente orientato alla tutela delle esigenze organizzative dell’Azienda, comprimendo significativamente il diritto di accesso al part-time e limitandone, nella quasi totalità dei casi, la concessione alle sole situazioni espressamente previste dalla normativa. In tale contesto, il part-time viene configurato più come una concessione discrezionale dell’Amministrazione che come un reale strumento di conciliazione, attribuendo un peso eccessivo alle esigenze della struttura, alla disponibilità organizzativa e ai pareri dei responsabili.
Anche nella definizione dell’accordo individuale la tipologia di part-time (orizzontale, verticale o misto) e della relativa articolazione dell’orario di lavoro viene sostanzialmente rimessa alle esigenze organizzative dell’Azienda e del Servizio, anziché essere il risultato di un effettivo confronto con il lavoratore e il responsabile della struttura, nel rispetto delle reciproche esigenze.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’eccessiva rigidità del sistema di accesso al part-time. La previsione di finestre temporali limitate per la presentazione delle domande e di graduatorie con validità biennale non risponde alla natura delle esigenze di conciliazione, che sono per loro stessa definizione mutevoli, dinamiche e spesso imprevedibili.
Un istituto finalizzato alla tutela della persona dovrebbe garantire maggiore flessibilità e tempestività, prevedendo aggiornamenti periodici delle graduatorie e la possibilità di accogliere domande conseguenti a eventi sopravvenuti, senza costringere le lavoratrici e i lavoratori ad attendere il successivo biennio. Analogamente, l’accordo non contempla adeguati strumenti di rimodulazione dell’impegno orario durante il periodo di part-time, impedendo di adattare il rapporto di lavoro all’evoluzione delle esigenze personali e familiari.
L’accordo, inoltre, si limita a disciplinare le modalità di concessione del part-time senza affrontarne le ricadute organizzative sui servizi. Tale carenza risulta particolarmente evidente nei servizi sanitari caratterizzati dalla continuità assistenziale e dalla turnazione, dove la mancata previsione di adeguati interventi organizzativi rischia di determinare un aggravio dei carichi di lavoro per il personale a tempo pieno.
In assenza di una programmazione delle sostituzioni e di un’effettiva riorganizzazione dei servizi, il rischio concreto è quello di trasferire l’onere organizzativo sui colleghi, compromettendo il diritto al recupero psicofisico, aumentando i carichi di lavoro e favorendo l’insorgenza di condizioni di stress lavoro-correlato e di burnout.
Riteniamo che un moderno sistema di conciliazione non possa limitarsi a regolamentare l’accesso al part-time, ma debba essere accompagnato da un reale investimento nell’innovazione organizzativa, nella revisione dei modelli di gestione del personale e nella valorizzazione delle risorse umane.
L’accordo proposto, invece, non affronta questi aspetti e finisce per scaricare il costo della conciliazione esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori, costringendoli a scegliere tra le esigenze familiari e una significativa riduzione della retribuzione, oltre a determinare, per alcune professionalità e per chi ricopre specifici incarichi, la sostanziale rinuncia a opportunità di sviluppo professionale.
Per tali motivazioni abbiamo ritenuto di non sottoscrivere l’accordo, confermando la nostra disponibilità a un confronto volto a definire una disciplina del part-time che rappresenti un autentico strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, fondato su criteri di maggiore equità, flessibilità e sostenibilità organizzativa.

Funzione Pubblica Cgil del Trentino

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