Trento, 29 ottobre 2026 – Nelle APSP e RSA trentine sono pronti 133 posti letto in più, su un incremento potenziale di 250. La notizia viene presentata come un risultato, ma non risponde alla domanda più importante: chi assisterà questi nuovi ospiti?
Questa estate era stato assicurato, con molta enfasi, che l’aumento dei posti letto non avrebbe pesato sul personale. Oggi scopriamo che la disponibilità dei 133 posti nasce da una ricognizione condotta da Upipa tra le proprie strutture, che ha guardato ai muri e ai letti, non alle persone. Ci sono posti di «Accoglienza per anziani» da riconvertire, posti autorizzati ma mai attivati e stanze singole da trasformare. Nessuno ha verificato quale carico di lavoro ricadrà su OSS, infermieri e operatori, che già oggi reggono turni scoperti, doppi turni e ferie rinviate.
Un posto letto in APSP o in RSA non è un numero da aggiungere in tabella: è una persona non autosufficiente che ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. Senza un piano di assunzioni, senza una revisione dei parametri assistenziali che superi l’assistenza misurata «a minuti» e senza risorse vincolate al personale, ogni nuovo posto porterà più carichi, più stress e meno qualità dell’assistenza, per gli operatori e per gli anziani.
«È inaccettabile che Il personale di APSP e RSA che ha tenuto in piedi il sistema in questi anni difficili e oggi fatica a trovare ricambio oggi si veda aprire a nuovi posti letto. La Provincia deve dire con chiarezza quanti operatori servono, dove li trova e con quali risorse li paga.»
Per questo FP CGIL, CISL FP e UIL FP chiedono all’assessore Tonina e a Upipa di verificare, struttura per struttura, il fabbisogno di personale legato ai nuovi posti prima della loro attivazione, di rivedere i parametri assistenziali per uscire definitivamente da un modello di assistenza «a minuti» che sta strangolando l’attività degli operatori e riduce l’assistenza a un cronometro, di stanziare risorse aggiuntive e vincolate per le assunzioni e di aprire subito un confronto con le organizzazioni sindacali, finora escluse da ogni valutazione.
Le APSP e le RSA si rafforzano investendo su chi ci lavora, non chiedendo ancora di più a chi ha già dato tutto.
