La FpCgil del Trentino denuncia carenze strutturali e organizzative nella gestione dei pazienti più complessi. Chiesto lo stop agli inserimenti in strutture non idonee e un piano straordinario per rafforzare servizi e organici.

Alzheimer e caso Spes, la FP Cgil Trentino interviene con forza e sposta il focus dal nodo dei rimborsi a quello, ritenuto centrale, della qualità dell’assistenza. Il sindacato denuncia una situazione ormai strutturale: la carenza di posti letto specialistici costringe le strutture ad accogliere pazienti ad alta complessità in contesti non adeguati.

Secondo il sindacato, l’inserimento di persone con gravi disturbi del comportamento in ambienti non attrezzati genera criticità organizzative difficili da gestire. Il problema si riflette soprattutto sul personale, già dimensionato su parametri ordinari e ora esposto a un aumento del carico di lavoro, dello stress e del rischio di infortuni.

La FP Cgil evidenzia come questa gestione emergenziale scarichi sulle lavoratrici e sui lavoratori le conseguenze di una programmazione provinciale ritenuta insufficiente. In queste condizioni, sostiene il sindacato, diventa complicato garantire standard adeguati di sicurezza e qualità della cura.

Per questo viene chiesto il blocco immediato degli inserimenti in strutture non idonee e l’avvio di un piano straordinario per creare nuclei protetti dedicati. L’obiettivo, conclude la FP Cgil, è riconoscere pienamente la natura sanitaria di queste patologie, rafforzando organici e strutture per tutelare sia gli operatori sia i pazienti.

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