Bellini (Fp Cgil): senza misure strutturali l’emorragia di personale rischia di compromettere il diritto alla cura

“La fuga del personale dalla sanità pubblica è un’emergenza che va affrontata con misure strutturali. Fino ad adesso invece abbiamo assistito a misure tampone che nei fatti non hanno reso più attrattivo il pubblico, ma hanno paradossalmente favorito il privato, ipotecando l’accesso alla cura che è un diritto di tutte le cittadine e i cittadini”. Alberto Bellini, segretario generale della Fp Cgil, è consapevole che le cause delle dimissioni nella sanità pubblica trentina sono molteplici, ma sicuramente si tratta di “mali” noti.

In molti lasciano, preferendo la libera professione o il privato, perché insoddisfatti delle condizioni di lavoro. “Il personale molto spesso deve fare fronte a turni sfibranti, carenze di organico, straordinari obbligatori, riposi e ferie non concordati e difficili da poter fare -fa notare Bellini -, situazioni a cui si somma un contesto organizzativo confuso e inaffidabile ed una gestione dominata dai problemi quotidiani”.

Alle disfunzioni organizzative si aggiunge il tema salariale. “Oggi chi opta per la libera professione può lavorare meno e meglio, guadagnando di più. Un sistema che non può reggere”.

Il sindacato ammette che qualcosa sotto il profilo contrattuale è stato fatto, ma molto si può ancora fare. Gravi restano, invece, le carenze sul piano organizzativo e aziendale. “Le condizioni di lavoro vanno chiaramente migliorate partendo dal chiarire finalmente chi fa cosa a livello gestionale. Perdere personale in forza, mentre si è in carenza significa vanificare anche le tante assunzioni fatte. Sarebbe ora di avere finalmente delle risposte da chi fin qui ha evitato di impegnarsi”.

Resta infine il “paradosso” dell’attrattività della sanità privata. Un comparto che paga un blocco contrattuale decennale riesce a strappare personale qualificato ad Asuit, quando dovrebbe essere esattamente il contrario.

Trento, 7 ottobre 2026

Privacy Preference Center