Il valore del buono pasto passa a 7 euro ma i dipendenti comunali si vedranno tassare la differenza di 1 euro corrisposta in busta.

Una beffa dietro l’altra, non solo le disparità salariali con gli altri territori e all’interno dello stesso comparto delle Autonomie Locali, la perdita del potere d’acquisto, un rinnovo contrattuale che è pari a circa un terzo dell’inflazione nel triennio, adesso anche la tassazione di 1 euro in busta paga, ovvero la differenza tra il valore precedente dl buono pasto a dei 6 euro e gli attuali 7 euro. E’ inaccettabile! Si intervenga per sanare al più presto questa situazione che definire paradossale è dir poco!

così Luigi Diaspro Segretario Generale della Fp Cgil del Trentino.

In merito all’adeguamento del valore del buono pasto nei comparti pubblici, che passerà dal 12 marzo 2024 dagli attuali 6 euro a 7 euro, si scopre con sconcerto che il Consorzio dei Comuni Trentini, a seguito di rilievo della Corte dei Conti, ha dato indicazione a tutti i Comuni e le Comunità di valle che non hanno aderito alla convenzione quadro per il servizio sostitutivo di mensa sottoscritto dalla PAT nel 2023 (la maggior parte), di assoggettare a imposizione fiscale e contributiva il previsto rimborso in busta paga dell’euro aggiuntivo.

 

Si tratta di un’enormità, e non per ragioni tecniche naturalmente, ma per la conseguenza che si determina sulle lavoratrici e sui lavoratori, ma persino sugli stessi enti soggetti essi stessi all’imposizione fiscale e contributiva di competenza. Con l’ennesima disparità di trattamento che si genera tra i dipendenti degli enti che hanno aderito alla convenzione e quelli che non lo hanno fatto. Possono sembrare quisquilie in termini assoluti, ma in tal modo i lavoratori dei comuni dell’aumento del buono a 7 euro non se accorgeranno neppure. Va urgentemente trovata una soluzione.

Concretamente, il rilievo della Corte dei Conti si fonda sul fatto che il rimborso di 1 euro non può essere considerato come un mero rimborso spese, ma una vera e propria indennità, e per tale motivo va tassato, in quanto vi è la possibilità che il dipendente consumi il pasto per un valore inferiore ai 7 euro. Ora, oltre a ritenere questa possibilità alquanto remota considerato il notevole incremento del costo dei pasti, ci sono tanti strumenti per escludere questa eventualità, ad esempio tramite la verifica degli scontrini di spesa. Oppure, più semplicemente, si obblighino gli enti che non hanno aderito alla convenzione provinciale a farlo quanto prima.

Insomma, si trovino immediatamente soluzioni a questo sconcertante paradosso: aumento di 1 euro del buono sì, ma tassato!